cose che ho fatto quest’estate (ultimo)

Concludo la mia misera carrellata di foto estive con questo post volutamente breve.

Il bambino ha compiuto quindici anni e per festeggiare ha preteso fortemente di far ritorno ad uno dei luoghi privilegiati della sua infanzia:
ovvero il parco zoo di Falconara !

Quando ha osato avanzare la sua richiesta c’è stata una sommossa famigliare !

Esasperati dal caldo ( si parla del 19 agosto più bollente del secolo ), da un animalismo farlocco e dalla prospettiva di una giornata infernale, abbiamo accampato mille scuse e lanciato anche qualche accusa ingiusta ( tipo: sei troppo grande per lo zoo ) ma alla fine, valutate le alternative, siam saltati in macchina e ci siamo diretti verso questo benedetto zoo.

Inutile dire che anche questa volta il bambino, nella sua quieta saggezza zen, aveva ragione e abbiamo passato una bellissima  giornata, di cui ho scattato trilioni di foto ma per il rispetto che vi porto ve ne risparmio la gran parte.

Io adoro gli zoo ( non è un caso che ci abbia portato i miei figli fin da piccolissimi )!

Potrò sembrarvi cinica ma temo che il concetto di libertà che applichiamo agli animali sia un concetto romantico, del tutto falsato dai film Disney con cui siamo cresciuti.

Ciò di cui ha bisogno un animale è un territorio sicuro e biologicamente adatto, una routine rassicurante e cibo a sufficienza. Poco altro.

Gli zoo (quelli ben gestiti) sono strutture educative, che curano il benessere degli animali, che partecipano a progetti di conservazione e che fanno ricerca scientifica, contribuendo ad accrescere le nostre conoscenze e quindi le nostre capacità di supportare gli animali in natura.

Purtroppo in Italia il pregiudizio ( ormai infondato) verso queste strutture permane e questo, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa, limita notevolmente l’entità dei finanziamenti sia pubblici che privati, condannandoci ad essere il fanalino di coda anche in questo settore.

E’ lontanissimo il tempo in cui il mio papà mi traumatizzava portandomi a vedere i tristissimi gorilla dello zoo comunale di Via Palestro e per vincere il mio personale pregiudizio mi sono presa la briga di informarmi per bene e ho accettato l’idea che è possibile cambiare opinione senza necessariamente peccare di incorenza.

Molte delle convinzioni facili e preconfezionate che mi portavo dietro fin da ragazza sono cambiate in seguito ad una paziente e approfondita ricerca di informazioni e immagino che molte altre condivideranno la stessa sorte.

E’ una cosa che mi inorgoglisce molto perchè negli ultimi vent’anni ho affrontato la fatica di rivoluzionare il mio pensiero (che poi non era veramente mio) e penso ne sia valsa la pena.

Se poi si considera il fatto che ho passato la prima parte della mia vita spergiurando che non avrei mai avuto figli direi che il cambiamento è stato proprio vincente 😉 basta guardare le ultime due foto !!

***

Bene, con questo pippone si concludono i post fuori tempo e si rimettono i piedini dentro questo autunno che in realtà deve ancora farsi vedere ma che in fondo attendiamo con un pizzico di impazienza, anche solo per il gusto di accendere il camino e mangiare due castagne !

 

la “calda vita” di tutti e di tutti i giorni *

Potrei raccontarvi la rava e la fava della fine della scuola, degli esami, delle cene, dei compleanni, dei tatuaggi, dei guasti telecom, del caldo, del fresco della sera, del cinema all’aperto, dei festival…ma non lo farò per evitarvi il tedio.

Risucchiata dal quotidiano mi son scordata di questo spazio abbandonato a se stesso e mi son resa conto che di recente ho scattato foto soprattutto col cellulare ( quindi di infima qualità ) per l’urgenza di condividerle subito con chi non è con me.


L’ultima ( e rara ) uscita tutti insieme è stata al cinema,  per la visione di un bel documentario sui gatti di Istanbul.

( Da lì è poi scattato l’innamoramento per la città e da oltre un mese leggo solo romanzi ambientati ad Istanbul e guardo vecchi film turchi)

  I gatti invece non ci mancavano nemmeno prima, anzi, direi che siamo in un periodo di abbondanza 😉

Erano almeno tre anni che non avevamo dei micini da spupazzare e davvero mi chiedo come abbiamo fatto a dimenticarci quanto sono meravigliosi i cuccioli !

Certo, il loro entusiasmo porta con sè diversi inconvenienti ( non so quante piante mi hanno distrutto… per non parlare poi dell’odore poco gradevole che aleggia nella zona di giardino che hanno scelto come lettiera ) ma indubbiamente vale la pena di sopportare qualche disagio perchè ciò che restituiscono in allegria e tenerezza non ha paragoni.

Anche il giardino, ogni giorno, mi fa dei regali preziosissimi.

Quest’anno mi sento molto appagata dalle mie fatiche botaniche, perchè tutte le bustine e i rizomi comprati a prezzi stracciati hanno letteralmente fatto miracoli.

Persino le piante da orto si stanno dimostrando generose, tanto che ci siamo ripromessi di metter su un orto serio ( ahimè, non sarà mai bello e ordinato come quello del marito della FrancaRita ) il prossimo anno ed è già iniziata la fase progettuale.

( Qui da noi la progettualità è un po’ il sale della vita matrimoniale ! )

E mentre studio e progetto, raccolgo i pomodori, i meloni e i cetrioli più buoni del mondo !

Abbiamo spento anche qualche candelina ma come potete vedere non è più tempo di sorrisi verso l’obiettivo fotografico.

Ma che ci posso fare ?!

Io nonostante tutto continuo ad essere felice e innamorata di ogni creatura che abita in questa casa e non c’è altro posto al mondo dove vorrei essere se non qui.

Buone vacanze !

* Il titolo si rifà ad una poesia di Saba che rappresenta per me il più profondo ricordo d’estate poichè più volte l’ho studiato in questa stagione e inevitabimente associo ogni sua parola a certe malinconie estive giovanili di cui oggi ho una gran nostalgia.
E’ un po’ lunga ma val la pena.

Il Borgo

Fu nelle vie di questo
Borgo che nuova cosa
m’avvenne.
Fu come un vano
sospiro
il desiderio improvviso d’uscire
di me stesso, di vivere la vita
di tutti,
d’essere come tutti
gli uomini di tutti
i giorni.
Non ebbi io mai sì grande
gioia, né averla dalla vita spero.
Vent’anni avevo quella volta, ed ero
malato. Per le nuove
strade del Borgo il desiderio vano
come un sospiro
mi fece suo.
Dove nel dolce tempo
d’infanzia
poche vedevo sperse
arrampicate casette sul nudo
della collina,
sorgeva un Borgo fervente d’umano
lavoro. In lui la prima
volta soffersi il desiderio dolce
e vano
d’immettere la mia dentro la calda
vita di tutti,
d’essere come tutti
gli uomini di tutti
i giorni.
La fede avere
di tutti, dire
parole, fare
cose che poi ciascuno intende, e sono,
come il vino ed il pane,
come i bimbi e le donne,
valori
di tutti. Ma un cantuccio,
ahimé, lasciavo al desiderio, azzurro
spiraglio,
per contemplarmi da quello, godere
l’alta gioia ottenuta
di non esser più io,
d’essere questo soltanto: fra gli uomini
un uomo.
Nato d’oscure
vicende,
poco fu il desiderio, appena un breve
sospiro. Lo ritrovo
– eco perduta
di giovinezza – per le vie del Borgo
mutate
più che mutato non sia io. Sui muri
dell’alte case,
sugli uomini e i lavori, su ogni cosa,
è sceso il velo che avvolge le cose
finite.
La chiesa è ancora
gialla, se il prato
che la circonda è meno verde. Il mare,
che scorgo al basso, ha un solo bastimento,
enorme,
che, fermo, piega da un parte. Forme,
colori,
vita onde nacque il mio sospiro dolce
e vile, un mondo
finito. Forme,
colori,
altri ho creati, rimanendo io stesso,
solo con il mio duro
patire. E morte
m’aspetta.
Ritorneranno,
o a questo
Borgo, o sia a un altro come questo, i giorni
del fiore. Un altro
rivivrà la mia vita,
che in un travaglio estremo
di giovinezza, avrà per egli chiesto,
sperato,
d’immettere la sua dentro la vita
di tutti,
d’essere come tutti
gli appariranno gli uomini di un giorno
d’allora.