gita a San Marino

Eccomi qua, in balia di un computer guasto e testardo che quando gli gira si spegne ed inizia a scioperare.

Il ragazzo che ce lo sistema di solito è all’estero per lavoro, quindi abbiamo deciso di portare pazienza e aspettare il suo ritorno, che un po’ di sana astinenza ci può solo giovare.

Fortuna che ha retto almeno fino alla fine della scuola, ci diciamo ogni volta che lo vediamo agonizzare.

Fortuna davvero!

Il guaio è che ora che abbiamo ripreso a fare le nostre gitarelle ho trilioni di foto da ripulire ma il marchingegno non ne vuole sapere di collaborare e mi dà dei tempi di lavoro molto molto stretti.

Intanto ho riordinato queste di San Marino che risalgono ormai a diverse settimane fa, quando per la prima volta ci azzardavamo a rimettere le ruote su un’autostrada.

San Marino è uno di quei luoghi dove si torna sempre volentieri a fare una passeggiata e sarebbe una cittadina magnifica se non si fosse piegata al turismo commerciale, fatto di negozi di paccottaglia e baretti insipidi.

Fortunatamente il numero dei turisti era davvero scarso e questo ci ha regalato una assoluta libertà di movimento, che tra l’altro abbiamo ritrovato in tutte le nostre successive tappe e a cui ci stiamo pericolosamente abituando.

E lo so che è un po’ cinico ma in tutta questa faccenda del virus io sento proprio il bisogno di trovare un lato positivo, una ricompensa per tutte le energie vitali che mi ha succhiato via in questi mesi.

La desertificazione delle città d’arte è una cosa terribile ma sarebbe ipocrita negare i vantaggi che ne traggono i pochi utenti rimasti.

Musei deserti nonostante la temporanea gratuità dell’ingresso, zero file agli sportelli, zero traffico e pochissimi umani che interferiscono nelle inquadrature…cosa volere di più ?!

Ovvio che mi auguro al più presto il ritorno alla normalità ma intanto, fin che si può, me la godo 😉

E nonostante la caldazza e l’arsura continuo a godermi anche il mio giardino con le sue fioriture e i primi frutti dell’orto (a dire il vero le zucchine già ci stanno uscendo dagli occhi !).

Se non l’avete mai fatto, sentitevi in obbligo, almeno una volta nella vita, di annusare il fiore di una magnolia e toglietevi lo sfizio di coltivare qualcosa che poi servirete in tavola.

Il resto è tutto superfluo.

Chiudo con le foto di questa diciannovenne matura che io e il Capo ci siamo ritrovati dentro casa… così, da un giorno all’altro… senza riuscire a comprendere in quale razza di gorgo temporale siamo finiti.

Sperando in una rapida risoluzione dei miei problemi informatici vi do appuntamento alla prossima gita, che se non ricordo male, dovrebbe essere la gloriosa San Leo.

Buona estate

PS. Se qualcuno ha notizie della FrancaRita  mi può aggiornare anche privatamente  [email protected]

Bologna ombelico di tutto

Non credo pubblicherò tutte le foto scattate quest’estate perchè rischio di tirare Natale ma a queste di Bologna tengo particolarmente, perciò eccovene una bella vagonata !

Per un certo periodo di tempo Bologna è stata la città dove io e il Capo, morosi a distanza, ci incontravamo.
Ci aspettavamo alla stazione e poi facevamo delle scarpinate epocali su e giù per il centro.

Probabilmente eravamo così presi da noi stessi che il paesaggio passava in secondo piano perchè ancora oggi, a distanza di vent’anni e dozzine di viaggi, ci son cose che mi sembra di vedere per la prima volta.

Anche Bologna è cambiata negli anni; non ai livelli di  Milano che ti ricorda quanto sei povero e provinciale ad ogni passo, ma mettendo su gli stessi negozi di ovunque, vestendo le persone tutte allo stesso modo e ammantandosi di una inquietante uniformità.

Eppure, sotto sotto, conserva quel nonsoché di spontaneo e sincero che ancora me la fa piacere più di ogni altra provincia.

Certo, a San Petronio un signore scorbutico ci ha subito chiesto dei soldi in cambio dell’autorizzazione a scattare foto… ma intorno c’era così tanta bellezza che l’ho perdonato all’istante.

Purtroppo essendoci andati di Lunedì abbiamo trovato parecchi sbarramenti sul nostro itinerario ma fortunatamente l’Archiginnasio era aperto, così ho potuto lasciarci un pezzettino di cuore.

L’Archiginnasio è uno di quei posti dove vorresti rimanere chiusa e dimenticata per l’eternità, a vagare nelle stanze dove migliaia di studenti hanno vagato nel corso dei secoli.

E in un posto così bello non si possono incontrare che belle persone, come ad esempio le pensionate volontarie che si prendono la briga di regalare il loro tempo al servizio degli altri e lo fanno in modo memorabile ed esemplare.

Ad impreziosire il tutto una piccola mostra su “Q”, un libro che mi ha dato molto in passato e che mi sono ovviamente ripromessa di rileggere.

Ma la gita è stata in realtà il regalo di compleanno del pargolo maschio che come ogni anno, dopo averci rinfacciato tutte le feste che gli abbiamo organizzato contro la sua volontà quando era piccolo, ci ha per l’ennesima volta spiegato cosa davvero gli piace fare e quindi via…tutti al Museo Archeologico

Qui abbiamo trovato delle sale molto belle con spiegazioni dettagliate e interessanti, altre invece un po’ così, di quelle che servono più che altro a colmare i vuoti.

Nel complesso però un ottimo Museo, ricco soprattutto per quello che riguarda la collezione Egizia, dove oltre ai nostri amati gatti, abbiamo potuto ammirare una quantità di reperti davvero enorme.

( Niente male nemmeno l’impianto di asciugatura delle ascelle 😉  )

E poi il meglio: le strade, la gente, gli studenti, i libri per strada (moltissimi libri e librerie ovunque), la musica nell’aria, il sole, i profumi del cibo e persino l’odore forte di qualche barbone sopravvissuto alle operazioni di pulizia.

Col cibo a dire il vero non siamo capitati benissimo perchè se non ti vanno la pizza e il panino ma vuoi spendere poco, devi fare i conti con la mania del chilometro zero/alta qualità/ricerca dell’eccellenza/ecceteraeccetera che invade il centro storico e quindi finisci in un ottimo self service dove tutto è buonissimo ma le quantità sono così irrisorie che quando hai finito ripensi con una fitta di rimorso al pezzo di pizza unto e stracarico rifiutato poco prima.

Dei festeggiamenti domestici non ho che qualche foto sfocata fatta col mio cellulare scrauso ma è andato tutto come al solito, il Capo ha messo le candeline sulla torta, la canzone è stata cantata e i baci sono volati… come questi sedici anni di Attilio.

Buon fine settimana