idrofobia

Ecco che improvvisamente l’estate è scoppiata lasciandoci letteralmente senza fiato.

E lo dico dal mio personale bagno di sudore, pensando a voi che state nella mia stessa condizione ma che mesi fa avete ( come me ) spergiurato  di non lamentarvi del caldo.

Certo, in quei tempi di freschetto, mai avrei immaginato che l’impianto d’aria condizionata della mia amata Matiz m’avrebbe piantata in asso per sempre, trasformando i miei viaggi in cotture a microonde.

E non immaginavo nemmeno che il caldo record mi avrebbe costretta ad annaffiare l’orto due volte al giorno favorendo, oltre alla crescita degli ortaggi, il rigoglio di tutta una serie di erbacce che vanno tassativamente estirpate con la zappetta al mattino presto, in un tripudio di zanzare e altri insetti malefici.

E troppe ne avrei di cui lamentarmi ma una promessa è una promessa, quindi cercherò di focalizzarmi solo sulle cose belle di questa incredibile stagione, cioè le vacanze, il festival del cinema che è appena finito, le passeggiate serali che si concludono con un gelato, le partite a carte e, nel caso specifico di questo post, le gite fuori porta !

Nonostante la caldazza ci siamo avventurati verso una meta che ci proponevamo da tempo: Le marmitte dei Giganti di Fossombrone.

Un percorso facile di cui vedevo spesso foto molto suggestive e che avevo messo nella lista delle gite già dall’anno scorso.

L’ideale sarebbe stato andarci a Maggio ma il tempo non ce lo ha mai permesso e quindi siam partiti consapevoli che le temperature non avrebbero giocato a nostro favore.

Il posto è di un bello che incanta e ricorda certi paesaggi statunitensi visti ormai troppi anni fa.

Per un qualche strano effetto acustico giungono all’orecchio solo i rumori propri del luogo ovvero cinguettii e sciabordii, cosa che non finiva di stupirmi mentre me ne stavo sdraiata e meditabonda a guardare i miei uomini che affrontavano il percorso rasente l’acqua.

Quasi mi sentivo a disagio in tutta quella incredibile pace, tanto che ho tirato un sospiro di sollievo quando un branco di ragazzini in canoa ha fatto il diavolo a quattro passando con entusiasmo nelle parti più strette e difficoltose.

Ma di tutto la cosa che più mi ha stupita è la nonchalance con cui uno dei loro educatori si è avventurato sulla roccia per incitarli.
Con delle scarpettine da ginnastica.
E un cellulare nella busta impermeabile.
( Vedi foto qui sopra )

Premesso che io ho il terrore della acqua ed evito qualsiasi cosa possa anche solo ipoteticamente causarmi una caduta in acqua  (quindi non ho potuto fare il percorso fino in fondo che era comunque facilissimo e percorribile da tutti ) quando ho visto questo signore camminare spedito fin sul bordo della roccia e poi addirittura scendere un gradino più sotto ho pensato che sarebbe caduto.

E sono stata in un’angoscia profonda per tutto il tempo in cui lui si è trattenuto su quel margine ma fortunatamente la mia indole riservata mi ha impedito di mettermi ad urlare e correre a cercare aiuto.

Perchè quel signore era davvero tranquillissimo nonostante stesse facendo questa cosa folle di stazionare sul bordo di una roccia affacciata su un canale con delle scarpette di tela.
Poi ad un certo punto ha deciso che bastava e senza nessuno sforzo è risalito e mi è passato accando fischiettando con una serenità e una spensieratezza ormai rare.

Non ha avuto nessun bisogno che lo salvassi.
Mentre io ho un costante bisogno di qualcuno che mi salvi da certe mie paure incontrollabili.
Queste paure spesso mi impediscono di fare delle cose ( tipo camminare troppo vicino all’acqua ).
E per un attimo il suo entusiasmo mi ha contagiata e ho pensato che potevo farmi coraggio e partire sul sentiero per raggiungere i miei uomini.

Ma in fondo, mi sono chiesta, c’è proprio tutto questo bisogno che io affronti questa paura ? Non sto bene anche qui svaccata in questo prato brullo a cacciare il naso in quel che fanno gli altri ?

E quindi niente, son rimasta lì a godermi il panorama e a scattare foto, pensando però che la pace assoluta mi avrebbe annoiata.
Che se fossi stata completamente sola,  dopo un po’ avrei dovuto trovarmi qualcosa da fare perchè la natura è molto bella ma mi stanca in fretta.
Quindi ben vengano le creature che fanno chiasso, quelle che si mettono in posa per i selfie, quelle che fanno cose che io non farei mai lasciandosi guardare; perchè senza le persone che li vivono, i luoghi ai miei occhi perdono un po’ il loro senso.

Sulla via del ritorno ci siamo fermati alla Gola del Furlo, che avevamo già visto parecchie altre volte ma che è sempre un piacere rivedere e fotografare.

Qui la camminata me la son potuta godere anche io perchè c’è un fantastico parapetto predisposto per la salvezza di tutti noi fifoni !

E incredibilmente avrei un sacco di altre foto del quotidiano da postare ma sarebbe davvero un’esagerazione, quindi seguirà a breve un altro noiosissimo post sulla maturazione dei miei ortaggi e la fioritura dei miei fiori 😉

Spero che le vostre vacanze vi diano quello di cui avete bisogno !

autoproduzioni

Non starò a farvela lunga su quanto il meteo stia influenzando il mio umore in questi ultimi giorni e su come il mio mese preferito sia passato nel peggiore dei modi.

Preferisco postare queste quattro brutte foto e dirvi cosa faccio mentre aspetto momenti migliori.

Intanto ho ripreso l’autoproduzione di yogurt con una ricetta trovata in questo libro che parla dei microbiomi e di tante altre manfrine miracolose a cui sinceramente credo poco ma che a volte mi fanno comodo.

Lo yogurt che ho ottenuto è buonissimo e cremoso e questa è già la terza volta che lo faccio senza che ne vada sprecato nemmeno un cucchiaino.

Rispetto a come lo facevo una volta  (ovvero mettendo il bidoncino in frigo e versandone la quantità desiderata in un bicchiere) ho adottato il metodo dei vasetti (apposta vendono le yogurtiere già vasetto-munite !) grazie ai quali lo yogurt prende meno aria e non subisce troppi strapazzi, conservandosi più a lungo.

Non so se avete mai sentito l’odore dello yogurt quando è ancora caldo  ma vi assicuro che è di un buono irrinunciabile.

La causa di tutta questa pioggia che annega l’Italia invece è probabilmente da ricercare nel mio azzardato tentativo di “fare la pasta”.

Contro ogni mio principio morale che in linea di massima dice: lascia fare a chi sa fare o perlomeno a chi ha visto fare,  ho deciso di imparare a stendere la pasta e per una settimana, o forse più, ho letto tutto quello che il web mette a disposizione sull’argomento, ho visto video e seguito dibattiti in gruppi specifici.

Quando ho rotto le mie quattro uova conoscevo a menadito la teoria e devo dire che è filato tutto liscio tanto che mi son stupita di quanto fosse facile.
La pasta aveva una consistenza perfetta e lavorarla è stato addirittura divertente.

Il peggio è venuto quando ho servito le  tagliatelle a quelle serpi dei miei figli che hanno sputato le loro sentenze senza alcuna pietà.

E niente, evidentemente l’uso della macchinetta facilita il processo produttivo ma influisce negativamente sul risultato finale in quanto la materia subisce un “lisciamento” della superficie poco gradito ai fini palati dei miei pargoli.

Ma sono stata forte.
Non ho pianto 🙂 e ho subito pianificato le modifiche da apportare per eliminare i difetti.

Speriamo che il secondo tentativo riscuota maggiore successo.
Speriamolo fortissimamente.

Mi consolo con l’ottima produzione del mio orto che oltre a dei bizzarri rapanelli mi ha dato, grazie al clima fresco e ombreggiato, una strepitosa insalata Iceberg.

( perdonate la bassissima qualità delle foto scattate col mio cellulare scrauso )

In un raro pomeriggio di sole mi sono decisa a  mettere a dimora i molti fiori che ho cresciuto da seme dentro la serra e che ormai sembravano soffrire nei loro vasetti.

Astri, zinnie, dalie, lupini, fiordalisi…spero di non aver fatto un errore e di potervi mostrare presto una abbondante fioritura.

Di nuovo in giardino c’erano le rose, rosse gialle e rosa ma la pioggia le ha sciupate subito ed ora resta solo un bel tappeto di petali.

Con la scuola siamo agli sgoccioli e a casa c’è tutto un fermento per le consegne di fine anno e i compiti in classe.

Per i ragazzi è stato un anno lungo e faticoso ma pieno di soddisfazioni e cose belle.

L’estate un po’ ci spaventa ma in realtà non vediamo l’ora che inizino queste benedette vacanze !


Io in questo periodo sono molto con la testa dentro ai libri.

Sostanzialmente è il mio metodo per sopravvivere ad un mondo in cui mi ritrovo poco.

Partendo da questa riflessione sul crocifisso, nel giro di poco tempo mi sono ritrovata a leggere l’opera omnia della Natalia Ginzburg a cui non mi avvicinavo da tempi remoti…e niente, sarà la vecchiaia, sarà il malumore,  ma io trovo che tutto ciò che uscito dalla penna di questa donna combaci esattamente col mio pensare e il mio sentire.

Ho sempre reputato noioso “Lessico Familiare” e anche ora rileggendolo mi è sembrato zeppo di inutili ripetizioni, ma gli altri romanzi e le raccolte di articoli sono di una semplicità e di una bellezza rare.

Non so come ci riesca ma la Ginzburg, partendo da semplici riflessioni quotidiane, con uno stile asciutto e a tratti brusco è capace di commuovermi fin nel profondo.

Mi basta anche solo a ripensare a certi suoi personaggi ( Michele soprattutto ) o a suo marito Leone perchè mi salga il più malinconico dei magoni.


A titolo informativo vi posso dire che di “Caro Michele” esiste una bella versione in audiolibro letta da Nanni Moretti che ha una voce pastosa e questa cadenza buffa che hanno anche i suoi personaggi e che lo rende davvero piacevole all’ascolto.

Fateci un pensiero per il tempo che si libera con l’arrivo dell’estate.

Per il resto siamo in attesa.
In attesa che il sole torni a scaldarci la pelle le idee.

Non dovrebbe mancare molto.

A presto