“…è Maggio quando tutto è in fiore”

Non so se sia un bene o un male, questa mia mancanza di tempo per gli aggiornamenti.

Forse alla base c’è anche una mia classifica interiore delle priorità, che vede il tempo da passare al pc molto in basso rispetto a tutto quello che posso fare fuori, in questa primavera dilagante e bellissima.

Dall’ultimo post sembra passata una vita, durante la quale si sono succeduti avvenimenti terribili e gioie purissime.

Agli inizi di aprile mio padre ha avuto un grave malore ed è stato brevemente ricoverato in un ospedale dal quale è uscito in condizioni oserei dire pazzesche.

Al di là di tutti i problemi fisici subentrati, la cosa più sconvolgente è stata il non riconoscerlo.
Una sorta di delirio paranoide lo ha portato alla deriva per un periodo che è sembrato lunghissimo e l’idea di non potergli più parlare in modo normale, di non poter più riavere indietro quello che era stato fino a quel momento è stato abbastanza sconvolgente.

Invece, per un miracolo della genetica fortissima di cui mio padre (e spero pure io) è dotato, quando sono salita a Milano era già entrato in una fase di rapidissima ripresa e ad oggi, dopo circa un mese e mezzo, siam qui a litigare perchè si rifiuta di avere una badante visto che è di nuovo in grado di sbrigarsela da solo. (In fondo ha solo ottantotto anni).

Parallelamente, mentre io bighellonavo per la Lombardia, la gatta del mio cuore veniva visitata dal veterinario che consigliava l’asportazione totale dei denti per via di una stomatite incurabile.

“Niente di che” mi rassicurava al telefono mentre schiumavo nel Freccia Argento “la sera riprenderà a mangiare e tornerà ad essere spensierata e felice”.
Quel falso di un veterinario!
Non vi starò a raccontare quanto è stata male la gatta e quanto sono stata male io nel guardarla stare male, che solo a pensarci mi tocca cacciare indietro fiumi di lacrime.

Quando ormai la davamo per morta e discutevamo stracciandoci il cuore se optare o meno per la soppressione, la mia Cicciona ha incredibilmente ripreso ad alimentarsi e nel giro di un paio di settimane è rientrata nei parametri vitali.

Inutile dire che sono giorni e giorni che mi arrovello su cosa l’universo voglia dirmi con questi eventi paralleli che mi hanno prima ridotta a brandelli e poi ricucita quel tanto che basta per riprendere il volo.

Di sicuro questa è per me una primavera di totale rinascita e posso dire con certezza di essere una persona diversa rispetto ad un paio di anni fa.
Non solo più vecchia (sob!) ma con una maturità che mi rende abbastanza fiera del mio accidentato percorso interiore.
Ho messo da parte la mia infinita serie di tormenti e ho trovato almeno un paio di buone risposte ai grandi perchè della mia vita.
Questo mi consente di camminare a passo spedito, con quel friccicore che la serenità ti mette addosso e la voglia di fare, vedere, studiare, che non se n’era mai andata a dire il vero, ma aspettava il supporto di una ritrovata passione.

Fortunatamente la vita mi ha affiancato validi collaboratori che sbrigano i lavori sporchi al posto mio 😉 lasciandomi il tempo di filosofeggiare!

Il nuovo orto sta prendendo vita.
Le gitarelle sono ricominciate.
Lo studio dei tarocchi procede spedito.
Un sacco di bei libri accompagnano il mio quotidiano.

Penso proprio di non volere altro.

(Mi scuso per la qualità delle foto che sono un misto tra Canon e cellulare ma rimedierò presto, spero, con gli scatti fatti alla mostra di Forlì sulla Maddalena che ovviamente vi consiglio spassionatamente)

Buona Primavera


La vita tranquilla

Febbraio è volato tra canzonette, vetri gelati e un sole meraviglioso, capace di mostrarmi il mondo nella giusta luce.

Un mondo che capisco sempre meno, a dire il vero, ma su cui sono ancora contenta di posare i piedi.

Le passeggiate nella campagna che circonda casa sono ancora molto in voga, anche a lockdown terminato.

Ci piace cacciare il naso nei ritmi dell’agricoltura e della natura.
Vedere i primi boccioli sui peschi e ma anche i nuovi impianti o le migliorie apportate negli orti.
Questi signori anziani che passano ogni minuto libero chini sulla terra a riversare le esperienze di una vita dentro solchi lunghissimi e fecondi.

Inutile dire che siamo pieni di ammirazione visto che sia io che il Capo, risaliamo dal nostro orto in lavorazione doloranti, con le mani sui reni e le imprecazioni strette tra i denti.

Tappa imprescindibile del nostro girovagare è il Gattile dei gatti liberi che sono tutti incredibilmente enormi e bellissimi.

Se non avessi già una mia popolosa colonia ne porterei a casa almeno un paio ma forse a loro piace anche starsene lì, in questo posto pieno di fiori e vuoto di umani, dove i ritmi sono esclusivamente felini e le cose sembrano funzionare alla grande.

A riempirmi di meraviglia però è stato il Nasone del mio cuore, che tra una visita e l’altra è diventato padre di una creaturina meravigliosa!

Ignorerò le infauste profezie della mia figlia ultravegana che ha straparlato di pasque e banchetti e continuerò a credere che quel gingillino bianco sia destinato ad una lunga vita libera e spensierata, fatta solo di prati verdi e tepori di paglia.

Quando penso al fatto che abito a Pesaro da più di vent’anni non posso fare a meno di stupirmi.
Una cittadina che ho visto cambiare alla velocità della luce, di cui ancora non conosco i nomi delle vie e dentro la quale non ho difficoltà a perdermi.
Non mi sento pesarese in alcun modo, così come fatico a provare un’appartenenza per qualsiasi cosa (nazione, regione, squadra, famiglia).
Non ho posti speciali dove vorrei far ritorno o dove desidererei essere sepolta perchè tutto quello che ho di importante e prezioso lo tengo dentro la testa.

Eppure c’è questo laghettone che abbiamo dietro casa e che frequentiamo da quando i bambini erano piccoli che ha fatto breccia nel mio cuore e silenzioso ha guadagnato uno spazio ormai decisamente rilevante.

Di lui mi pace tutto.
La strada per arrivarci, i mutamenti che lo coinvolgono a seconda delle stagioni, i ragazzi che pescano sulla riva e quella sensazione di stare in una dimensione parallela, pacifica e tranquilla.

Non sapendo nuotare ho un vero e proprio terrore dell’acqua, che spesso nei sogni mi aggredisce e mi annega.
Non mi piace il mare con le sue onde imprevedibili e detesto i fiumi dalle infide correnti, il lago invece con quel suo specchio di cielo mi sembra il posto più bello dove tornare, talvolta anche solo col pensiero.

E anche se credevo di non averne bisogno ora sono contenta di avere una specie di luogo dell’anima.

Anche tra le mura di casa mi aspettano i colori sgargianti dell’ennesima fioritura della mia orchidea-mostro che con le sue dimensioni intimorisce tutte le altre e le riduce a foglie incerte e improduttive.

E poi il mio Marimo di cui non ricordo se ho già parlato ma che con delle cure davvero minime, ci regala ogni giorno l’ebbrezza di qualche voletto acquatico e il piacere di arredargli casa con tutti i ciaffetti che troviamo in giro.

E poi la mia nuova passione… ovvero lo studio dei Tarocchi, che per anni e anni mi hanno chiamata e a cui solo ora ho deciso di rispondere.

Quello delle carte è un mondo incredibile, lontanissimo dallo stereotipo del veggente e della fattucchiera.
E’ un percorso individuale di studio (talvolta molto arduo) volto soprattutto alla comprensione di se stessi.
Ma è anche un viaggio dentro l’arte che da secoli si occupa dei Tarocchi interpretandoli in centinaia di modi diversi.
Da quando bazzico le pagine Instagram dei tarologi ho scoperto che c’è una sviluppatissima vena di collezionismo che attinge a vari mercati e che la produzione di tarocchi è continua e variegata.

Io per ora mi sono procurata un mazzo dei classici Rider Waite che sono quelli utilizzati nella maggior parte dei manuali ma non vedo l’ora di essere così brava da potermi permettere la lettura di quelli più estrosi pubblicati da Lo Scarabeo.

Ma non di solo spirito vive l’uomo e quindi, dopo aver fallito l’ennesima crostata (ebbene si, Oriana, sigh), mi sono buttata su una delle cose che mi riesce meglio ovvero il pan brioche.
Adoro il processo di lievitazione degli impasti!
Penso non ci sia nulla di più affascinante di questi mollicci che si duplicano e si fanno nuvola, pronti ad accogliere il mio ripieno preferito (Nutella ovviamente).
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Avanti con la primavera ora!
A presto