escape from reality

E anche in questo pessimo 2018 siamo arrivati a quella parte dell’anno in cui si pagano certe giornate soleggiate e serene con il tedio di dover sgrattare il ghiaccio dalla macchina la mattina presto.

Poichè, dopo che mi si è crepato il parabrezza, ho furbamente intuito che il metodo paterno dell’acqua tiepida versata piano forse non era così vincente, quest’anno sono passata al metodo materno del raschietto con guanto peloso incorporato e armata di santa pazienza sgratto furiosamente fino a garantirmi una minima visibilità.

C’è da dire che in questi ultimi anni mi son resa conto di essere diventata meno sensibile al freddo.

“Che fortuna ! ” ho pensato inizialmente…

poi quando mi son ritrovata a dover mettere le bande elastiche ai vecchi jeans per allargarli mi si è svaporata tutta la positività.

Che per chi come me è stato tutta la vita molto ( troppo ) magro, ritrovarsi con le rotondità aumentate dopo gli ‘anta è un cambiamento davvero difficile da accettare.

Certo, le “imbottiture” naturali  fanno anche comodo in questa stagione ma l’altalenarsi tra il “mi metto a dieta”  e il “chissenefrega tanto ho letto che è fisiologico” mi sta distruggendo la psiche.

Insomma, questo mio bislacco processo di invecchiamento mi sta portando tutto  (ma proprio TUTTO ! ) tranne l’unica cosa che desideravo, ovvero la diminuzione del bisogno di sonno.

Tutti lì a dire che con il progredire dell’età si dorme meno e invece io continuo a cascare dal sonno in tutti i luoghi e a tutte le ore 🙁

Far la maglia poi si sta rivelando a dir poco letale e non posso fare a meno di sentirmi tale e quale a mia nonna che finiva col cascare testa all’avanti sui ferri per risvegliarsi poco dopo ed accorgersi che le si erano sfilati tutti i punti !

Però il maglione l’ho finito e devo dire che è morbido e caldo e sono molto contenta di aver imparato a fare le trecce anche se per ovvi motivi  non penso che mi cimenterò mai in qualcosa con più di due intrecci.

Avessi meno sonno, di sicuro, leggerei più libri.

Da quando ho ripreso in mano i classici letti da ragazza e mai veramente apprezzati mi si è aperto un nuovo mondo.

Ho sempre pensato che Anna Karenina fosse noioso e sopravvalutato, invece era il mio cervello ad esser sottosviluppato !

Anna Karenina è tutto quel che dicono di lui ovvero il miglior romanzo mai scritto ma temo richieda una certa maturità d’animo per essere affrontato con la giusta predisposizione.

Non che io mi senta poi così matura, tutt’altro, ma sono in un periodo di insofferenza così molesta da trovar quiete solo immergendomi in meravigliose storie ottocentesche.

Ottocento che è sostanzialemente la mia epoca e che ho mancato per uno sciagurato errore temporale di nascita.

Ridi e scherza ( ma neanche tanto ) siam già arrivati a Natale ed ai bilanci di fine anno che come sempre mi guarderò bene dallo stilare.

Qui in famiglia puntiamo molto sulle vacanze Natalizie, perchè ci arriviamo abbastanza stremati.

Mi auguro che ciascuno di voi possa godere di giorni di riposo e spensieratezza e spero che il nuovo anno sia decisamente migliore di questo malefico 2018.

A prestissimo

 

Sul filo di lana

All’alba dell’otto novembre possiamo ufficialmente dichiarare conclusi i lavori di riparazione post-grandinata.

Simpatici e disinibiti operai rumeni hanno rimesso in sesto il tetto di casa e il capanno della legna, lavorando praticamente semisvestiti e con i muscoli in bella mostra.

Io e il Capo invece ci siamo occupati della riparazione della serra, nascondendo vergognosi le nostre decadenze fisiche sotto maglie abbondanti che ci hanno garantito sudate copiose, sopportate solo perchè considerate dimagranti.

Ma l’importante è che la mia serretta sia miracolosamente tornata ad essere funzionale, giusto in tempo per l’avvicinarsi del ricovero invernale delle piante.

Anche se a dire il vero l’inverno non è mai sembrato così lontano come quest’anno !

Tutto questo splendere di sole mi mette addosso una gran voglia di primavera e non posso non invidiare la Foxs Lane che se ne sta in Australia e può già piantare i primi semini di fiori.

Devo confessare e ammettere con me stessa che miei esperimenti da floricultrice di quest’anno sono stati un colossale fallimento.

Fin quando si è trattato di germinazione in serra è filato tutto liscio ma non appena ho trasferito i germogli in piena terra è stata una strage.

Orde di lumache stupide e affamate hanno distrutto tutto nel giro di una notte.

Un tradimento perpetrato ai miei danni da creaturine che ho sempre rispettato e protetto.

Inutile dire che mi sono dovuta rapidamente rassegnare all’uso del lumachicida per salvare almeno le dalie e che per quanto la cosa mi riempia di sensi di colpa temo che quella del 2019 non sarà una primavera facile per le limacce di queste zone.

Le poche piante salvate dall’afa e dalle lumache le han fatte secche loro: i terribili quattro.

Una banda di cuccioli teppisti a cui perdoniamo tutto e che ogni giorno ci innamora irrimediabilmente.

L’impresa più difficile di tutte è stata il rientro a scuola, soprattutto per Attilio che ha iniziato il liceo artistico e ora passa le sue giornate a riempire tavole su tavole su tavole e certi pomeriggi non posso fare a meno di chiedermi se ne usciremo vivi.

A veder la grinta che ci mette e il buonumore con cui torna da scuola parrebbe di sì.

Sperem ben !

Io accompagno i suoi monologhi pomeridiani con un nuovo lavoro ai ferri ma confesso di essere un po’ svogliata, sia perchè faccio fatica a capire le spiegazioni di questo modello ( che a parer mio sono particolarmente carenti ), sia perchè facendo un po’ di cambio d’armadio mi sono resa conto di quanto sia monotono e monocromo il mio guardaroba invernale.

Ho nuovamente comprato una serie di gomitoli rossi e una nera.

Bon, praticamente come lo scorso anno, e per quanto cambino i modelli è inutile negare che sembro aver addosso sempre gli stessi tre maglioni.

Vorrei dare la colpa di tutto questo agli scandalosi prezzi della lana tinta a mano che tanto furoreggia su Ravelry ma temo non si tratti nemmeno di quello.

E’ proprio che IO sono monotona.

Mi vesto di scuro da quando ero ragazzina e per quanto mi sforzi ( c’è quel maglione verde nella mucchia che ho indossato giusto una volta ) difficilmente riesco a mettermi addosso dei colori senza sentirmi a disagio.

Purtroppo la monotonia dei colori nella lavorazione comincia ad annoiarmi.
Lo scorso inverno mi sono esaltata con il fairisle, sto giro ho messo in conto le trecce ma decisamente il lavoro a maglia va a rilento e questa cosa mi inquieta parecchio.

Molto meglio vanno le crocette, tanto che sono vicinissima a chiudere il mio primo HAED, iniziato un decennio fa, abbandonato e ripreso più volte ma finalmente quasi ultimato.

Cosa mi manca ?

Bè, di riempire tutti quei buchini che furbamente ho laciato qua e là per pura pigrizia e mancanza di metodo.

Se non fosse che ogni santa sera ci crollo sopra addormentata avrei già fatto ma di sto passo penso mi ci vorrà almeno un mese.

Giusto il tempo di dare al Capo la possibilità di lavorare con calma alla realizzazione del mio nuovo telaio, destinato ad accogliere questa piccola splendida Alice !

Buon fine settimana !
Noi lo passeremo a caccia di funghi e bei paesaggi.
Vediamo cosa porto a casa !
😉